GUIDA ALLA REALIZZAZIONE DI UN DOCUMENTARIO - Altri consigli


Altri suggerimenti per realizzare un documentario

Riassumiamo con questa pagina tutti i consigli e le tecniche accessorie che possono tornare utili nella realizzazione di un documentario.

Riprese notturne
Le riprese estreme inserite in un documentario conferiscono al ritmo un taglio nettamente più coinvolgente e destano sempre maggiore interesse nello spettatore. “Il fine giustifica i mezzi” si potrebbe dire in questo caso. La cosa importante è infatti ottenere del girato efficace, che sappia sorprendere e che sia utile al contesto; non ha importanza quale strumentazione viene impiegata per ottenerlo e anche la qualità, sotto certi aspetti, può diventare secondaria. Nessuno si lamenterà se una ripresa ravvicinata di un animale pericoloso è leggermente sgranata o un po’ traballante.

Un esempio di ripresa in condizioni estreme è quella notturna, certamente un’attività affascinante e molto coinvolgente se inserita in un documentario. La modalità più efficace in questi casi è quella che sfrutta un sistema ad infrarossi. Nonostante si perdano i colori, ottenendo riprese tendenti al verde, si ha l’enorme vantaggio di usare frequenze che non raggiungono lo spettro del visibile e che quindi di fatto non illuminano l’ambiente circostante. La ripresa ad infrarossi torna quindi utilissima per limitare al massimo il disturbo dell’animale.

Anche le impostazioni a bassa luminosità del program AE, che giocano con valori limite del diaframma e dell’otturatore, consentono riprese senza l’impiego di fonti di illuminazione esterne. Si ha però un netto calo della fluidità e tornano utili soprattutto per le istantanee poiché, come visto, l’uso del flash è rischioso e va assolutamente evitato.

Se non si può accedere a riprese con infrarosso, si può impiegare la tenue illuminazione creata dal led bianco (se il camcorder ne è dotato) con un leggero vantaggio sulla fluidità del video. Il faretto esterno, invece, va impiegato con molta cautela, soprattutto se viene montato sul camcorder. I movimenti di luce, infatti, possono disturbare notevolmente gli animali col risultato di spaventarli e farli scappare. L’utilizzo migliore del faretto è quello di posizionarlo nel luogo di interesse e tenerlo sempre acceso, puntandolo nella zona in cui è più probabile che si verifichino attività dell’animale. Un appostamento di questo tipo può durare anche più giorni poiché va dato modo all’animale di abituarsi alla presenza di una fonte di luce che prima non c’era e che può essere considerata come segnale di pericolo.

Interessante, anche se riservata solo ad una parte di appassionati, è la ripresa subacquea. Non occorre essere dei sub poiché in molte zone è possibile osservare attività sottomarine già a pochi metri di profondità. In questo caso, oltre a maschera e boccaglio, ci si deve munire di una custodia a tenuta stagna con cui immergere il camcorder. Sul mercato esistono vari tipi di custodie, sia quelle progettate solo per determinate videocamere che quelle universali adatte a quasi tutti i modelli. Naturalmente un camcorder compatto sarà decisamente più adatto. Assolutamente da verificare la presenza della cinghia di sicurezza per non far diventare la propria videocamera un “relitto” marino. Per finalità meno complesse è sempre possibile acquistare una fotocamera a pellicola a tenuta stagna di tipo “usa e getta”, digitalizzare le immagini con uno scanner ed inserirle nel filmato in versione slideshow.

Anche l’uso di una microcamera si può rivelare una tecnica interessante. Tale dispositivo da infatti la possibilità di raggiungere luoghi stretti, come tane sotto terra, fessure nei tronchi e nidi sugli alberi, sostituendosi egregiamente a obbiettivi più ingombranti. Inoltre può essere facilmente indossata (applicata ad un copricapo o agli occhiali) per effettuare vere e proprie riprese in soggettiva. In genere una microcamera consiste in un piccolo sensore ottico dal diametro di qualche millimetro dotato di un cavo sottile che termina con un attacco di tipo jack o RCA. Per poter registrare le immagini occorre un camcorder che possa acquisire da sorgenti analogiche e quindi dotato di un ingresso video analogico. Basterà poi riporre la videocamera in uno zaino e dare inizio alla registrazione. Un egregio e più pratico sostituto della microcamera è la webcam, da abbinarsi ad un notebook.


Realizzare un DVD del proprio documentario
Un documentario può essere facilmente suddiviso in più parti poiché solitamente comprende varie riprese effettuate nell’arco di una o più esperienze escursionistiche. Il DVD si rivela un ottimo supporto su cui riversare il progetto finale per vari motivi. Il primo è la qualità audio e video, non ottenibile con nastri VHS. Inoltre il DVD ha una conservazione più semplice e duratura di qualsiasi nastro magnetico e mantiene la stessa resa video anche dopo molti anni dalla sua realizzazione.
Un altro aspetto del DVD su cui insistiamo da tempo è la possibilità di inserire contenuti differenti sullo stesso supporto. Non solo si possono dividere i contributi video in più “capitoli” e consentirne la visione totale o parziale, ma si possono includere anche materiali di completamento come foto, musiche, registrazioni audio e addirittura clip registrate con fotocamere digitali. In particolare, questi ultimi dispositivi hanno un impiego più rapido e comodo di un camcorder e spesso con esse si possono cogliere soggetti che altrimenti verrebbero persi. Tutti i contenuti possono facilmente essere inseriti nel disco incrementando la quantità di materiale del proprio progetto e l’interesse dello spettatore. Per suddividere in modo coerente il DVD, durante la fase di authoring si possono prevedere le seguenti sezioni:

  • Documentario principale, suddiviso in capitoli a seconda dei soggetti o dei luoghi di escursione.

  • Galleria fotografica, suddivisa tra soggetti del documentario e momenti di backstage.

  • Video e clip secondarie, in cui vengono mostrati il backstage e alcuni momenti particolari anche precedenti al documentario (la preparazione, gli aneddoti divertenti, ecc..).

  • Le sequenze scartate, che non hanno trovato posto nel video principale ma che hanno un qualche motivo di interesse.

  • Una parte testuale che fornisca allo spettatore il sommario degli argomenti trattati e alcune informazioni di corredo.



Modalità per ogni soggetto
Ogni tipologia di soggetto necessita di particolari modalità di ripresa ottenibili grazie alle impostazioni dei parametri del camcorder. Naturalmente ogni variazione è possibile ma in generale si parte da formati di ripresa standard per poi dar sfogo alla propria creatività. Vediamo qualche esempio:

Animali in movimento
Quando si intende riprendere animali in movimento, tipicamente durante i safari, si deve prestare attenzione alle impostazioni dell’otturatore. Poiché in genere si riprende in ambienti aperti e bene illuminati, il valore dell’otturatore può essere abbassato al valore minimo disponibile, che varia a seconda delle capacità del camcorder. Questa scelta, che ha come risvolto negativo il peggioramento della capacità di cattura di luce, permette una resa più precisa di rapidi movimenti e torna utile al momento del montaggio, quando per incrementare l’interesse sul soggetto si applica un effetto rallenty. Si eviterà così l’effetto di sfocamento tipico di movimenti repentini del soggetto. Si tenga inoltre un’inquadratura sufficientemente ampia onde evitare, al momento della deviazione di percorso dell’animale, movimenti di camera troppo bruschi.

Animali fermi
Come già anticipato, per le riprese con animali fermi diventa interessante concentrare l’attenzione sul soggetto cercando di eliminare dalle inquadrature elementi dello sfondo che possono distrarre. Per fare questo si può lavorare manualmente sul diaframma per modificare la profondità di campo dell’inquadratura. Tenendo infatti il diaframma molto aperto si è in grado di sfuocare in modo significativo lo sfondo concentrando la messa a fuoco solo sul soggetto in primo piano. L’effetto che si ottiene garantisce al soggetto una resa nitida e centrale. Inoltre, se l’ambiente lo consente, conviene sempre catturare più sequenze dello stesso soggetto con inquadrature in piano medio, primo piano e primissimo piano. Si osservi che non è indispensabile che il soggetto occupi la zona centrale dell’immagine. Ad esempio, se si riprende un profilo, è indicato lasciare un certo spazio dal lato verso cui l’animale è rivolto. 

Piccoli soggetti
Per quanto riguarda la ripresa di soggetti di piccole dimensioni, nella fattispecie insetti e piccola vegetazione, occorre un’impostazione particolare del camcorder. Spesso infatti la modalità di ripresa standard delle ottiche non ha la capacità di mettere a fuoco in modo adeguato ad una distanza molto ravvicinata. Per ottenere buoni risultati occorre passare alla modalità chiamata “macro” che permette di mettere a fuoco nonostante il soggetto disti dalle lenti solo di pochi centimetri. L’intervallo delle distanze di questa modalità può variare da un modello all’altro e va attentamente valutato al momento della scelta del camcorder.

Ambienti e Panorami
Le riprese panoramiche di paesaggi naturali sono sempre molto affascinanti ma si può cercare di renderle ancora più interessanti, pilotando l’occhio dello spettatore con qualche trucco. Uno di essi è quello di analizzare il paesaggio e trovare due dettagli di interesse in lontananza (possono essere alberi, abitazioni, ecc…). Si procede poi con un’inquadratura stretta sul primo punto, un progressivo allargamento tramite zoom e lo spostamento panoramico verso il secondo punto, su cui si stringe l’inquadratura. In questo modo si comunicano allo spettatore tutte le informazioni ambientali senza annoiare. Un’inquadratura fissa di tutto il panorama, magari con l’aiuto di un grandangolo, può poi essere inserita in dissolvenza per mostrare il paesaggio nella sua interezza.

Fenomeni naturali di breve durata
Data l’imprevedibilità dei fenomeni naturali di breve durata, come fulmini e stelle cadenti, non è facile ottenere materiale video concreto. Il metodo che si applica in questi casi è quello di creare un’installazione dell’attrezzatura di ripresa, dare il via alla registrazione e attendere il fenomeno. Nella sua banalità, questa metodologia può garantire risultati notevoli, soprattutto se viene coadiuvata dall’esperienza personale sul fenomeno. Ad esempio, in ambienti conosciuti, l’arrivo di un temporale può essere percepito con un buon margine di precisione ed è anche possibile, rifacendosi alla propria esperienza, individuare all’orizzonte la zona più probabile della caduta di un fulmine. Naturalmente si tratta di un metodo piuttosto empirico ma, come sempre, è il risultato che conta. 

Fenomeni naturali di lunga durata
Per le attività naturali che si svolgono in un tempo prolungato si può impiegare la tecnica del “time lapse” che consiste nella cattura di singoli fotogrammi ad intervalli temporizzati. Fenomeni come un fiore che si schiude, il sole che sorge e le nuvole che attraversano il cielo possono così essere visualizzati nella loro interezza, senza preoccuparsi della durata del nastro, e successivamente composti in fase di montaggio per essere riprodotti alla normale velocità di 25 fps. Naturalmente, durante il periodo di cattura, l’inquadratura deve rimanere costante, impiegando il solito indispensabile treppiedi. Alcuni camcorder integrano nel loro “software” interno la funzione di time lapse, altri invece vanno pilotati attraverso un PC e un software dedicato. In questi casi, per riprese in esterno, occorre dotarsi di un notebook.




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A cura della redazione e di Antonio Natalino

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